Cercasi tecnici: 80mila posti di lavoro vuoti
ROMA - Diplomi, lauree e
master non bisogna considerarli «pezzi di carta». Il loro
rendimento è migliore di quello di titoli e azioni.
L’istruzione è un investimento e dai calcoli fatti risulta che
studiare rende di più, in termini di ritorno economico, di
quanto si ricavi da bot o altro. Il tasso di occupazione della
popolazione tra 15 e 64 anni è più alto tra i laureati e gli
stipendi sono migliori. Via via che si scende nella scala
dell’istruzione parallelamente scende la percentuale di chi
trova lavoro: la probabilità di «partecipare al mercato del
lavoro aumenta di 2,4 punti percentuali per ogni anno di studi».
A titoli di studio superiori corrispondono tassi di occupazione
più elevati. Learn more, work more è lo slogan dei
Paesi anglosassoni. Slogan che ora è diffuso anche da noi.
Ma quali studi scegliere?
In ottanta città da oggi è in corso l’iniziativa ”Orientagiovani”,
appuntamento ormai fisso che fa incontrare il mondo della scuola
con quello dell’industria. Un’alleanza che funziona.
Partiamo da un dato
significativo: gli studenti «bravi»
non vanno solo al liceo.
Un
diplomato tecnico su due, infatti, si iscrive all’università,
inoltre risulta che 22 ogni 100 assunti dalle aziende siano
stati formati dagli istituti tecnici: nel 1.992 erano solo a
quota 12.
Gli studenti, dunque,
hanno riscoperto gli istituti tecnici e aumenta il numero degli
iscritti soprattutto nelle zone industriali. Ha contribuito
a questo una ragione ben precisa: nel settore tecnico ci sono
80 mila posti di lavoro disponibili,
però mancano i diplomati, gli
specializzati, le figure chieste dal mercato del
lavoro. Insomma, se ne discute da anni, ma ormai è chiaro: «Per
facilitare l’occupazione il ruolo dei tecnici è centrale e
strategico», lo dice il ministero dell’Istruzione
e lo dicono le imprese, che poi utilizzano i giovani
diplomati. Così, per rilanciare questo settore dell’istruzione,
cinque mesi fa il Consiglio dei ministri ha varato un
regolamento volto a ridefinire il vasto mondo dell’istruzione
tecnica e professionale a 78 anni dall’ultimo «riordino». Ed è
stato stabilito che i tecnici del futuro saranno suddivisi in
due settori: economico e tecnologico.
«Da tempo si parla di
emergenza tecnico-scientifica - scrive la Confindustria nel
rapporto che ha presentato in occasione di Orientagiovani -
Un
Paese come il nostro ha bisogno di tecnici per produrre,
considerata la vocazione manifatturiera dell’Italia.
Eppure
la carenza di diplomati e laureati nei percorsi
tecnico-scientifici costituisce ancora un problema,
anche se segnali confortanti provengono dalle iscrizioni
relative all’anno scolastico 2008-2009, con una inversione di
tendenza per la prima volta dopo 17 anni».
Le
famiglie hanno capito ”tutti al liceo” poteva essere un errore e
che la corsa indiscriminata poteva nascondere dei problemi.
Ottantamila posti, però
mancano i tecnici. Un gap che dovrà essere colmato:
nel 2009 le
imprese prevedono di assumere 221,830 diplomati del settore
tecnico-professionale, ma a questa domanda si contrappone
un’offerta complessiva di neo-diplomati di 171,104.
Questo si è
determinato per il calo di iscrizioni ai tecnici a partire dagli
Anni Novanta. Si è così scoperto che nel corso dell’ultimo
decennio la composizione dei diplomati è cambiata: l’incidenza
dei diplomati con titolo tecnico è diminuita del 5%, a vantaggio
dei licei scientifici (4%) e dei classici (1%).
I
diplomati tecnici, tuttavia, se si affacciano nel mondo del
lavoro, grazie alla specializzazione, possono cominciare a a
produrre senza ulteriore formazione.