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FLC cgil 10 febbraio 2010
I nuovi istituti tecnici e
professionali: moltiplicate le articolazioni e le opzioni, ma sono
sempre meno i laboratori
Ridotte in modo consistente le
compresenze con gli Insegnanti Tecnico Pratici
Nonostante la Conferenza stampa
della scorsa settimana del Governo, durante la quale è stata
proclamata in pompa magna alla nazione l’approvazione dei
regolamenti sulla scuola secondaria superiore,
i testi ad oggi
non sono stati pubblicati.
Sono rintracciabili nei vari siti
istituzionali solo gli allegati riferiti ai quadri orari, ai profili
in uscita, alle confluenze.
Abbiamo
già detto dei
licei scientifici tecnologici,
attualmente in buona parte incardinati presso gli istituti tecnici
che, nella trasformazione in Liceo delle scienze applicate, perdono
totalmente le ore di laboratorio nelle 5 classi (mediamente 9 ore
all'anno).
Per quel che riguarda gli
istituti tecnici e professionali, da un esame dei quadri orario
definitivi, non emergono radicali cambiamenti rispetto alle
precedenti bozze.
Non ci sono modifiche
significative per quel che riguarda i bienni, per i quali permane
una profonda differenziazione tra i bienni dei diversi indirizzi,
cosa che non permette alcuna ipotesi di unitarietà, nonostante la
richiesta avanzata anche dalle Commissioni parlamentari di
rafforzare il carattere unitario dei bienni stessi.
Analogamente,
nonostante ci siano state sollecitazioni ad incentivare le ore di
laboratorio, in particolare di scienze e chimica nei bienni, è
confermata l’esiguità del monte ore.
Si quantifica,
in modo generico, il monte ore complessivo di compresenza con gli
ITP, in modo che non risulti evidente la realtà della loro pesante
riduzione: si indica, infatti, il monte ore per l’intero biennio e
per il triennio, lasciando alle scuole la facoltà di distribuirlo.
E’ facile prevedere che da tutto
ciò non potranno che scaturire sperequazioni e conflitti.
Negli istituti
professionali si riducono tutte le attività di laboratorio più
professionalizzanti.
Si confermano,sia per gli
istituti tecnici che per gli istituti professionali, le iniziali
articolazioni dei diversi indirizzi, e se ne aggiungono delle nuove.
Viene ribadito che la quota di
flessibilità potrà essere utilizzata per una ulteriore articolazione
dell’area d’indirizzo, con opzioni che saranno definite a livello
nazionale in un ulteriore regolamento.
Alla fine, quindi, gli indirizzi,
tra articolazioni e opzioni vecchie e nuove,contrariamente a quanto
dichiarato, si moltiplicano e saranno ancora di più con il previsto
regolamento sulle opzioni.
Insomma non si realizza neppure
la tanto declamata riduzione della pletora di indirizzi, che in
termini numerici non si discostano molto dall’esistente,
mentre ciò che si azzera, drasticamente e
senza discussioni, sono le
sperimentazioni.
Cosa succederà a settembre
2010 alle seconde, terze, quarte classi degli istituti tecnici,
per le quali ope legis si riduce il monte
ore settimanale da 36 a 32 ore, “fermo restando gli attuali
ordinamenti”? Lo sapremo dopo la pubblicazione dei regolamenti.
Al momento sappiamo che la
riduzione seguirà due criteri: si ridurranno i “raggruppamenti
disciplinari” con un monte ore annuo pari o superiore a 99 ore e
nessun raggruppamento potrà essere ridotto più del 20%.
Per i professionali, nelle
seconde e terze classi, a settembre 2010 scatterà l’orario
settimanale di 34 ore, che verrà successivamente ridotto a 32 ore
per la seconda nel 2011, per diventare di 32 ore nel 2012 nel
triennio. L’articolazione in due bienni più il quinto anno,
quindi, che doveva interessare anche la struttura degli istituti
professionali, per il momento risulterebbe sospesa.
Infine è opportuno ribadire che
le confluenze ipotizzate non sono sufficienti per la programmazione
dell’offerta formativa, di esclusiva competenza delle regioni. Cosa
succederà adesso? Saranno riaperte tutte le
scadenze per la nuova riorganizzazione territoriale o si pensa,
anche in questo caso, di rinviare tutto al nuovo anno ma di far
partire lo stesso le classi prime?
Parlare di confusione è un
eufemismo rispetto alla situazione reale vissuta in queste ore dalle
scuole, sul versante della propria identità, dell’offerta formativa
da programmare per dare informazioni e fare orientamento per
genitori e studenti.
La situazione del personale non è
certo migliore: non solo le prospettive di stabilizzazione del
personale precario si allontanano, ma è in dubbio persino la
conferma dell’attuale condizione. Per il
personale di ruolo la soprannumerarietà e l’instabilità del proprio
profilo rischiano di diventare condizioni ordinarie.
Del resto la fretta con la quale
il Governo ha deciso di procedere all’attuazione di regolamenti così
complessi è figlia del furore economico finanziario, non già di
scelte pedagogico-didattiche, nè di politica scolastica di respiro.
Essa non consente neppure alla più solerte delle amministrazioni di
risolvere le problematicità e le complessità di questo segmento, cui
certo non giova la tempistica risicata.
Se al tutto si aggiunge il
ritardo della pubblicazione dei regolamenti e quindi l’incertezza
anche ordinamentale, la nostra richiesta di rinvio dell’applicazione
per il nuovo anno, ne esce rafforzata.
L'assemblea
nazionale sulla scuola superiore prevista a Roma per il
17 febbraio prossimo e lo
sciopero del 12 marzo saranno
importanti appuntamenti per sostenere le nostre posizioni e
respingere, anche su questo versante, l’attacco alla qualità del
sistema pubblico dell’istruzione rappresentato dai regolamenti
approvati dal duo Gelmini-Tremonti.
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