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Il Sole 24 ore 15 gennaio 2010
Il Consiglio di Stato
promuove la riforma delle superiori
di Claudio Tucci
Il Consiglio di Stato
promuove la riforma delle superiori. L'ufficialità, dopo una
serie infinita di indiscrezioni susseguitesi in queste ore, è arrivata,
nella serata di giovedì, con la pubblicazione definitiva, sul sito di
Palazzo Spada, dei tre pareri sui regolamenti di riordino di licei,
istituti tecnici e professionali, targati Gelmini.
Dal 1° settembre prossimo, quindi, i circa 500mila
ragazzi, che, ora, frequentano la terza media, sperimenteranno i nuovi
istituti d'istruzione secondari.
Il disco verde, seppur con qualche paletto, si è acceso su quasi tutta
la linea e molti dei rilievi formulati nei pareri interlocutori di metà
dicembre (tra cui, quello che preoccupava di più, l'eccesso di delega)
sono stati superati dal supplemento di spiegazioni arrivato da Viale
Trastevere. La palla, ora, passa alle
commissioni Cultura di Camera e Senato, che, in attesa del
pronunciamento dei giudici amministrativi, avevano sospeso l'esame dei 3
regolamenti e l'emissione del loro parere. Anche se, la commissione
presieduta da Valentina Aprea, il
16 dicembre scorso, aveva pubblicato "una proposta di parere" sulla
riforma delle superiori, dando, in sostanza, l'ok ai 3 regolamenti,
vincolando la partenza alle sole prime classi e aumentando il numero
degli indirizzi.
Dopo il sì di Palazzo Spada, i lavori parlamentari potranno, ora,
riprendere speditamente. Una volta arrivati,
anche, questi pareri, i regolamenti dovranno passare, per un secondo via
libera, in Consiglio dei Ministri ed essere, poi, pubblicati in
Gazzetta. Con ogni probabilità, vista, anche, la tempistica molto
stretta, slitteranno i termini di iscrizioni alle superiori, che saranno
posticipati a fine marzo (nell'incontro con i sindacati, nei
giorni scorsi, i tecnici del ministero dell'Istruzione, hanno parlato di
26 marzo). Resterà, invece, il 27 febbraio, la scadenza per formalizzare
le iscrizioni nella scuola dell'infanzia, alla scuola primaria e nella
secondaria di primo grado.
Non c'è dubbio, però, che il via libera del Consiglio di Stato abbia
sbloccato una situazione (a dire il vero, più politica che decisionale,
visto che i rilievi di Palazzo Spada, come si sa, hanno natura
consultiva e non vincolante), che stava diventando sempre più
ingarbugliata. I giudici amministrativi, scorrendo le motivazioni dei 3
pareri, hanno riconosciuto che le nuove superiori mirano a superare la
frammentazione dei percorsi di studio che emergono dall'accavallarsi e
dal sovrapporsi delle sperimentazioni e a far acquisire, conoscenze
tecniche e culturali, utili per il futuro. E per quanto riguarda, in
particolare, gli istituti professionali, anche, «dare risposte chiare ai
giovani e alle famiglie, che si aspettano dalla scuola percorsi
trasparenti e competenze spendibili tanto per l'inserimento nel mondo
del lavoro, quanto per il passaggio ai livelli superiori di istruzione e
formazione».
Superato, anche, il rilievo, forse, più delicato, relativo all'eccesso
di delega. Secondo i giudici amministrativi, infatti, alla luce, pure,
delle integrazioni fatte dai funzionari del ministero dell'Istruzione,
«le scelte riformatrici effettuate dall'Amministrazione non appaiono
estranee e tanto meno contrastanti con i criteri della delega, la cui
genericità appare riscattata dal quadro normativo complessivo da cui
risultano linee sufficientemente dettagliate di intervento».
Ha suscitato, invece, qualche dubbio, la costituzione, prevista nei
regolamenti, dei "dipartimenti" (nuove articolazioni del collegio
docenti), e dei "comitati scientifici" (composti da docenti, esperti del
mondo del lavoro, delle professioni e della ricerca), che avrebbe il
compito di monitorare la riforma.
Per i giudici di Palazzo Spada, nel rispetto dell'autonomia, sarebbe
stato più coerente lasciare alle scuole la scelta di istituire tali
organi. Un rilievo espresso già prima di Natale, che a tutt'oggi resta
fermo. E non sono visti di buon occhio neppure i Comitati nazionali.
I giudici chiedono, infine, di utilizzare atti
aventi forza di legge e non atti «aventi natura non regolamentare» per
definire - dopo il sì alla riforma - le indicazioni nazionali (i
programmi) dei nuovi percorsi, l'articolazione delle cattedre, gli
indicatori per la valutazione e l'autovalutazione degli istituti.
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