Tuttoscuola 11 gennaio 2010

Stretta finale per i regolamenti

Secondo il calendario dei lavori parlamentari, i pareri definitivi sugli schemi di regolamento per la riforma delle superiori dovrebbero essere definiti giovedì 14 gennaio.

Il condizionale è, però, d'obbligo, visto che, prima della sospensione dei lavori a dicembre, la presidente della Commissione cultura, Valentina Aprea, aveva dichiarato che la pronuncia parlamentare avrebbe anche tenuto conto del parere del Consiglio di Stato, atteso in quei giorni.

Ma il parere del Consiglio di Stato, dopo la pubblicazione delle sue prime valutazioni sugli schemi di regolamento (che qualcuno si è affrettato a considerare come pareri definitivi), non è ancora stato reso noto.

Si sa che le riserve e i dubbi su diversi aspetti degli schemi di regolamento sono stati sostanzialmente superati nell'incontro che i magistrati di Palazzo Spada hanno avuto con i massimi dirigenti del ministero dell'istruzione, ma il parere formale a tutt'oggi ancora non c'è.

I lavori della Commissione Cultura della Camera potrebbero, a questo punto, concludersi comunque, ma non è certamente di secondaria importanza conoscere i dettagli del parere del Consiglio di Stato, per rendere la pronuncia parlamentare più completa e condivisibile.

Ormai è convinzione comune che la versione finale degli schemi dei Regolamenti passa da quel parere della Commissione Cultura, e la sua presidente non vuole lasciare nulla di intentato per una pronuncia finale di alto spessore e, soprattutto, sostanzialmente condivisa anche dall'opposizione.

Visto anche il ritardo di pubblicazione del parere del Consiglio di Stato, forse qualche giorno in più per migliorare e condividere la pronuncia finale della Commissione potrebbe tornare utile.


Un parere non vincolante, ma che può essere... cruciale

Il parere della VII Commissione Cultura della Camera sui tre schemi di regolamento dell'istruzione secondaria superiore predisposti dal Governo in attuazione della legge n. 133/2008, art. 64 non è vincolante, ed interviene prevalentemente su aspetti di tipo tecnico, ma per come ci si è arrivati in Commissione non c'è dubbio che esso acquisti un rilevante peso politico. Esso infatti può segnare l'avvio di concrete possibilità di dialogo costruttivo tra maggioranza e opposizione, specialmente se il Governo recepirà - come sembra certo - le indicazioni provenienti dalla Commissione presieduta da Valentina Aprea.

Sulla politica scolastica dell'attuale governo lo scontro politico e sociale è stato spesso aperto, aspro, con punte di autentica incomunicabilità. Come quando l'allora segretario del PD Franceschini salì su un tetto per protestare insieme ai precari della scuola contro il taglio degli organici, o quando da parte di autorevoli esponenti della maggioranza di governo si accusò l'opposizione di sinistra di aver deliberatamente riempito la scuola italiana di "cattivi maestri", "fannulloni" e "sessantottini" e di difenderli a scatola chiusa solo per ragioni elettorali. E a restringere le possibilità di dialogo nella naturale sede del confronto, che è il Parlamento, ha anche contribuito il frequente ricorso ai decreti legge, seguiti dal voto di fiducia.

Ma in VII Commissione le cose sono andate in modo diverso.

 

VII Commissione, un laboratorio politico

L'approfondito e partecipato lavoro di esame degli schemi di regolamento dei licei, degli istituti tecnici e degli istituti professionali effettuato dalla VII Commissione per impulso del suo presidente Valentina Aprea - che ha voluto anche una estesa consultazione degli stakeholders interessati: associazioni, sindacati, esperti - può essere considerato come una specie di laboratorio politico, in cui si sperimenta un modello alternativo di gestione del rapporto tra maggioranza e opposizione.

Un rapporto che non esclude momenti di dialettica e di dissenso anche forte, ma che consente confronti sul merito delle questioni discusse, e l'individuazione di punti di convergenza, o almeno di sensibilità condivisa, nel rispetto dei reciproci ruoli, come il presidente Napolitano auspica che possa accadere in termini più generali. Sarebbe importante che la tormentata politica scolastica desse un segnale in questa direzione.

In questo modo, che definiremmo no partisan più che bipartisan, ci sembra che abbia positivamente lavorato la VII Commissione, con il concorso di parlamentari di entrambi gli schieramenti. D'altronde il compromesso interviene fra due parti che concorrono al raggiungimento dell'obiettivo. Le proposte di parere della Commissione sui tre regolamenti, che ricapitoliamo nelle news successive, sono il risultato di questo tipo di lavoro. Se su di esse, magari con qualche ulteriore assestamento dopo l'acquisizione del parere del Consiglio di Stato, si registrasse la convergenza, o la non divergenza (espressa con un'astensione), dell'opposizione, sarebbe un bel segnale, e il governo non potrebbe non tenerne conto.

D'altro canto se non si fa uno sforzo di condivisione per una riforma strategica per il paese come quella, attesa da quarant'anni e tentata da maggioranze di ogni colore, della scuola secondaria superiore, per cos'altro?