Stretta finale per i
regolamenti
Secondo il calendario dei lavori
parlamentari, i pareri definitivi sugli schemi di regolamento per la
riforma delle superiori dovrebbero essere
definiti giovedì 14 gennaio.
Il condizionale è, però, d'obbligo,
visto che, prima della sospensione dei lavori a dicembre, la
presidente della Commissione cultura, Valentina Aprea, aveva
dichiarato che la pronuncia parlamentare avrebbe anche tenuto conto
del parere del Consiglio di Stato, atteso in quei giorni.
Ma il parere del Consiglio di Stato,
dopo la pubblicazione delle sue prime valutazioni sugli schemi di
regolamento (che qualcuno si è affrettato a considerare come pareri
definitivi), non è ancora stato reso noto.
Si sa che le riserve e i dubbi su
diversi aspetti degli schemi di regolamento sono stati
sostanzialmente superati nell'incontro che i magistrati di
Palazzo Spada hanno avuto con i massimi dirigenti del ministero
dell'istruzione, ma il parere formale a tutt'oggi ancora non c'è.
I lavori della Commissione Cultura della
Camera potrebbero, a questo punto, concludersi comunque, ma non è
certamente di secondaria importanza conoscere i dettagli del parere
del Consiglio di Stato, per rendere la pronuncia parlamentare più
completa e condivisibile.
Ormai è
convinzione comune che la versione finale degli schemi dei
Regolamenti passa da quel parere della Commissione Cultura, e la sua
presidente non vuole lasciare nulla di intentato per una pronuncia
finale di alto spessore e, soprattutto, sostanzialmente condivisa
anche dall'opposizione.
Visto anche il ritardo di pubblicazione
del parere del Consiglio di Stato, forse qualche giorno in più per
migliorare e condividere la pronuncia finale della Commissione
potrebbe tornare utile.
Un parere non vincolante, ma che può
essere... cruciale
Il parere della VII Commissione Cultura
della Camera sui tre schemi di regolamento dell'istruzione
secondaria superiore predisposti dal Governo in attuazione della
legge n. 133/2008, art. 64 non è vincolante, ed interviene
prevalentemente su aspetti di tipo tecnico,
ma per come ci si è arrivati in Commissione
non c'è dubbio che esso acquisti un rilevante peso politico.
Esso infatti può segnare l'avvio di concrete possibilità di dialogo
costruttivo tra maggioranza e opposizione,
specialmente se il Governo recepirà - come sembra certo - le
indicazioni provenienti dalla Commissione presieduta da Valentina
Aprea.
Sulla politica scolastica dell'attuale
governo lo scontro politico e sociale è stato spesso aperto, aspro,
con punte di autentica incomunicabilità. Come quando l'allora
segretario del PD Franceschini salì su un tetto per protestare
insieme ai precari della scuola contro il taglio degli organici, o
quando da parte di autorevoli esponenti della maggioranza di governo
si accusò l'opposizione di sinistra di aver deliberatamente riempito
la scuola italiana di "cattivi maestri", "fannulloni" e
"sessantottini" e di difenderli a scatola chiusa solo per ragioni
elettorali. E a restringere le possibilità di dialogo nella naturale
sede del confronto, che è il Parlamento, ha anche contribuito il
frequente ricorso ai decreti legge, seguiti dal voto di fiducia.
Ma in VII Commissione le cose sono
andate in modo diverso.
VII Commissione, un
laboratorio politico
L'approfondito e partecipato lavoro di esame degli
schemi di regolamento dei licei, degli istituti tecnici e degli
istituti professionali effettuato dalla VII Commissione per impulso
del suo presidente Valentina Aprea
- che ha voluto anche una estesa consultazione degli
stakeholders interessati: associazioni, sindacati, esperti
- può essere considerato come una specie di laboratorio politico, in
cui si sperimenta un modello alternativo di gestione del rapporto
tra maggioranza e opposizione.
Un rapporto che non esclude momenti di dialettica e
di dissenso anche forte, ma che consente confronti sul merito delle
questioni discusse, e l'individuazione di punti di convergenza, o
almeno di sensibilità condivisa, nel rispetto dei reciproci ruoli,
come il presidente Napolitano auspica che possa accadere in termini
più generali. Sarebbe importante che la tormentata politica
scolastica desse un segnale in questa direzione.
In questo modo, che definiremmo no partisan più che
bipartisan, ci sembra che abbia positivamente lavorato la VII
Commissione, con il concorso di parlamentari di entrambi gli
schieramenti. D'altronde il compromesso interviene fra due parti che
concorrono al raggiungimento dell'obiettivo.
Le proposte di parere della Commissione sui
tre regolamenti, che ricapitoliamo nelle news successive, sono il
risultato di questo tipo di lavoro. Se su di esse, magari
con qualche ulteriore assestamento dopo l'acquisizione del parere
del Consiglio di Stato, si registrasse la convergenza, o la non
divergenza (espressa con un'astensione), dell'opposizione, sarebbe
un bel segnale, e il governo non potrebbe non tenerne conto.
D'altro canto se non si fa uno sforzo di
condivisione per una riforma strategica per il paese come quella,
attesa da quarant'anni e tentata da maggioranze di ogni colore,
della scuola secondaria superiore, per cos'altro?