Proteste e incertezze sulle
confluenze ed altro
Molte scuole e
diverse Amministrazioni locali protestano per la rigidità delle
tabelle di confluenza allegate ai regolamenti Gelmini
sulle scuole secondarie superiori e in qualche caso contestano le
indicazioni date dagli Uffici Scolastici Regionali.
Non si tratta solo di una controversia
di principio sulle competenze (quella in materia di programmazione
della rete scolastica sul territorio appartiene chiaramente alle
Regioni e alle Province). In alcuni casi di istituti ex sperimentali
si pone un problema di coerenza tra il curricolo reale,
definito dal decreto istitutivo e dalla prassi didattica consolidata
negli anni, e quello formale, costituito
dall'indirizzo di ordinamento al quale ciascuna sperimentazione
doveva far riferimento anche ai fini del titolo di studio da
rilasciare agli studenti che superavano l'esame conclusivo
(maturità). Si fa l'esempio del liceo sperimentale della
comunicazione e di alcune tipologie di liceo sociale, che fanno in
genere riferimento al liceo scientifico, ma che sarebbero più affini
ad altri indirizzi del nuovo ordinamento.
C'è poi il
problema dei percorsi liceali opzionali
("economico-sociale" e "scienze applicate"), che molti istituti
vorrebbero attivare in aggiunta ai corrispondenti licei col latino
(liceo delle scienze umane e liceo scientifico). E certo non aiuta
l'incertezza che tuttora circonda la versione ufficiale e finale dei
regolamenti. Sembra che solo quello dei licei sia da considerare
definitivo. Per i tecnici e i professionali, stando a quanto
detto pubblicamente sabato scorso da un ispettore del Miur, si sta
ancora lavorando...
La trasposizione meccanica delle
confluenze penalizza la programmazione
Tra coloro che lamentano confusione
nell'applicazione della riforma liceale, tecnica e professionale ci
sono le Regioni. Il ritardo accumulato per la definizione dei
regolamenti ha impedito loro di pianificare, nei tempi richiesti, la
programmazione territoriale, avendo a riferimento i nuovi indirizzi,
le nuove articolazioni ed opzioni.
Ad iscrizioni aperte è stata resa nota
sul sito ufficiale del Miur la trasposizione meccanica della nuova
offerta formativa nazionale in ambito locale. L'operazione sta
procurando non pochi disagi alle Regioni alle quali è riconosciuta
la competenza della programmazione territoriale dell'offerta
formativa d'istruzione e formazione professionale.
Concorre ad alimentare il disagio e il
disorientamento la mancanza di una comunicazione formale del Miur
circa l'esatta ricaduta degli automatismi nazionali delle confluenze
sulla programmazione territoriale, perché non può essere
considerato produttivo di effetti giuridici erga omnes il
semplice inserimento a titolo informativo del quadro nel sito.
Roberto
Molinaro, assessore regionale all'istruzione del Friuli,
sottolinea che le Regioni si sentono impegnate a sostenere la
riforma, ma il "problema di fondo è rappresentato dal fatto che
non esiste un quadro legislativo definitivo ... siamo chiamati a
fare il piano di programmazione della rete scolastica in una
situazione di forte incertezza che coinvolge non solo chi lavora
nelle scuole, le famiglie, i giovani, ma anche chi ha primarie
responsabilità istituzionali sul territorio".
La Toscana - ricorda l'assessore
regionale all'istruzione Gianfranco
Simoncini, si limiterà ad applicare "in modo
pedissequo", le tabelle di confluenza dei decreti in corso di
pubblicazione. Nel merito entrerà solo dall'anno scolastico
2011-2012, attraverso un percorso di partecipazione aperto
naturalmente alle scuole, ai Comuni e alle Province.